sábado, 11 de janeiro de 2020

Giovanni Battista Ceirano e a Fundação da Fiat, Itália


Giovanni Battista Ceirano e a Fundação da Fiat, Itália
Artigo

Non tutti conoscono Giovanni Battista Ceirano, ma quest’uomo è stato un grande imprenditore, nonché pioniere dell’automobile
Forse il nome Giovanni Battista Ceirano non è esattamente tra i più noti, eppure questo pioniere dell’automobilistica, gioca un ruolo fondamentale nella nascita della più grande industria italiana del settore. Ma andiamo con ordine.
Originario di Cuneo, primo di quattro figli di un orologiaio, si trasferisce coi suoi fratelli nel capoluogo piemontese all’età di vent’anni.
Torino, e più precisamente in corso Vittorio Emanuele, apre un negozio adibito alla vendita e alla riparazione di biciclette.  Dopodiché si occupa della loro costruzione con un proprio marchio che chiamerà Welleyes. La scelta di un nome dal suono tanto straniero era probabilmente dettata dal fatto che l’industria meccanica d’oltralpe era molto più sviluppata di quella nostrana. Quindi un marchio che richiamasse la Francia avrebbe potuto ispirare maggior fiducia nei potenziali acquirenti.
Gli sforzi di Ceirano però si rivolgono presto al settore automobilistica. Nel 1895 brevetta una ruota per automobili denominata “rapid”, fornita di un sistema di smontaggio più veloce rispetto alle altre in commercio.
La ruota è un inizio, manca il resto.
Così nel 1898 Giovanni realizza un primo prototipo di auto su progetto dell’ing. Faccioli, ma anche avviare una piccola produzione non è semplice, servono dei soci, ci vogliono finanziamenti. Ceirano verrà finanziato dagli avventori del caffè Burello , storico locale di corso Vittorio Emanuele , crocevia per i commercianti in arrivo o in partenza dalla vicina stazione di Porta Nuova e luogo d’incontro per la borghesia della “Torino bene”.
Con alcuni di loro fonda l’ Accomandita Ceirano, nella quale trovano impiego tra gli altri un certo Vincenzo Lancia (che fonderà l’omonima casa automobilistica) e il pilota Felice Navarro. Nella neonata azienda vede la luce il prototipo sopracitato, chiamato la Welleyes, che riscuote un discreto successo.
Tuttavia l’Accomandita Ceirano è una realtà piccola, inadatta ad una produzione in serie, ed i buoni risultati del primo veicolo sono la prova che è il momento di spingere.
Da alcuni dei soci di Giovanni Battista, in accordo con personaggi di spicco dell’aristocrazia e della finanza torinese, nasce l’idea di una fabbrica che possa sostenere la produzione desiderata: è l’11 Luglio del 1889, sorge la Fabbrica Italiana Automobili Torino.
Più conosciuta come la FIAT.
Quattordici giorni dopo quest’ultima acquisisce per 30000 lire l’azienda di Ceirano con tutti i suoi brevetti. Così Ceirano venne relegate relegando ad agente generale di vendite per l’Italia, incarico che lascerà nel 1901.

Fiat 3 1/2 HP 1899, Itália












Fiat 3 1/2 HP 1899, Itália
Fotografia


Owned by FCA UK Ltd, and on permanent display at the National Motor Museum, Beaulieu, this Fiat 3½ hp can seat two adults in comfort, plus two children facing the driver, in a vis-à-vis layout. With a horizontal two-cylinder engine producing 697cc and a three-speed (no reverse) gearbox, it can reach a top speed of 21mph while returning a very respectable 35mpg.
Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT) was founded by a group of Turin investors in July 1899 and began assembling cars in a temporary factory. The new founded company absorbed two smaller businesses, including a bicycle manufacturer which had a prototype car, called the ‘Welleyes’. The first dozen or so cars manufactured by Fiat in 1899 were derived from this prototype. A new purpose built factory started producing cars from March 1900 and from this Fiat grew to be an industrial giant and one of the world’s largest motor manufacturers. 

Fiat 3 1/2 HP 1899, Itália





Fiat 3 1/2 HP 1899, Itália
Fotografia

The Fiat 3 1/2 HP (also known as the 3½ CV or 4 HP) was the first model of car produced by FIAT, from 1899 to 1900 based on a third party design.
The 3 1/2 HP is related to the Ceirano brothers—Giovanni, Ernesto and Matteo—who were an influential force in kick-starting the Italian automotive industry. In fact, they are variously responsible for creating companies including Ceirano GB & CItalaSCAT (Società Ceirano Automobili Torino) and SPA (Società Piemontese Automobili).
In 1888, after eight years apprenticeship at his father's watch-making business, Giovanni Ceirano started building Welleyes bicycles, so named because English names had more sales appeal in Italy. In October 1898, Giovanni then co-founded Ceirano GB & C and started producing the Welleyes motor car in 1899. Its coachwork was by Marcello Alessio.
In July 1899, the Welleyes' plant and patents were sold to Giovanni Agnelli who then produced the 3 1/2 HP, which became the first ever FIAT. The car had a water-cooled 0.7-liter (679 cc) 2-cylinder, rear-mounted engine producing 4.2 horsepower at 800 rpm, coupled with a three-speed gearbox without reversing gear. Its top speed was 35 kilometres per hour (22 mph) and it had a fuel consumption of 8 litres per 100 kilometres (35 mpg‑imp; 29 mpg).
Giovanni Ceirano was employed by FIAT as the agent for Italy, however, within a year he left to establish "F.lli Ceirano", which became STAR (Società Torinese Rapid Cars). In 1904, Matteo Ceirano left Ceirano GB & C to establish Itala, to then leave in 1906 and also establish SPA (Società Piemontese Automobili) with chief designer, Alberto Ballacco. That same year, Giovanni Ceirano founded SCAT (Società Ceirano Automobili Torino).
In total, FIAT produced 24 units (8 of which were in the first year).
Today, at least four of these first Fiats are in existence:
Two in Italy at the Automobile Museum of Turin and the Centro Storico Fiat, respectively
One in the United Kingdom at the National Motor Museum
One in the United States at the Ford Museum in Dearborn, Michigan.
La Fiat 3 ½ HP (talvolta anche chiamata Fiat 4 HP con riferimento al secondo tipo di esemplari, con ruote a razze e radiatore anteriore), fu il primo modello di autovettura costruito dal 1899 al 1900 dalla neonata casa torinese FIAT.
Verso la fine del XIX secolo, il fermento automobilistico che andava diffondendosi in Europa raggiunse anche l'Italia. Tra la fine del XIX secolo e i primi del Novecento, infatti, l'ingegnere veronese Enrico Bernardi ideò un piccolo triciclo a benzina, a tutt'oggi considerato come la prima automobile italiana, la cui produzione venne iniziata dalla Miari & Giusti nel 1894.
L'11 luglio 1899, per volontà di una decina di aristocratici piemontesi che condividevano la passione per l'automobilismo, fu fondata a Torino la FIAT che, alla fine dello stesso anno, iniziò la produzione della "3 ½ HP".
Questo primo modello è derivato dalla "Welleyes", un'automobile progettata dall'ing. Aristide Faccioli e costruita dalla "Accomandita Ceirano", acquisita dalla nascente FIAT.
Il motore, collocato posteriormente, è un bicilindrico raffreddato ad acqua attraverso un radiatore a serpentina (sotto al sedile nei primi esemplari, poi spostato in posizione anteriore, davanti all'assale), dalla cilindrata di 657 cm³ per una potenza effettiva di circa 4 ½ HP (la potenza nominale veniva indicata in 3 ½ HP per fini fiscali) a soli 400 giri al minuto e che consente una velocità massima di 35 km/h. Aveva distribuzione a valvole laterali, con quelle di scarico mosse da un asse a camme e quelle di aspirazione automatiche (a depressione) e lubrificazione "a perdere" (cioè con un oliatore che prelevava l'olio da un serbatoio immergendo delle camme, lo distribuiva sui cuscinetti mediante piccoli tubi in rame e da lì era lasciato cadere nella coppa, dalla quale non era recuperato. Tutto il manovellismo era a vista, con la parte inferiore del monoblocco aperta, a forma di conchiglia).
Il cambio è a tre marce senza retromarcia e dotato di dispositivo di ruota libera, la frizione a cono di cuoio e la trasmissione a catena. Doppio sistema di freni, esclusivamente posti al retrotreno: quello a pedale che agisce sui semiassi e quello a mano sulle ruote. Queste ultime sono di diametro diverso tra l'anteriore, più piccolo, e il posteriore, sono inizialmente a raggi tangenti e poi a razze, fabbricate in legno e dotate di pneumatici 580x55 all'anteriore e 670x55 al posteriore.
Pur essendo una quattro posti, del tipo vis-à-vis, è una vettura molto compatta con un passo di 1470 mm e carreggiate uguali di 1200 mm. Il consumo veniva dichiarato in 8 litri di carburante ogni 100 km.
La carrozzeria era costruita da Marcello Alessio, un noto specialista torinese, pioniere delle carrozzerie per automobili.
La Fiat 3 ½ HP del 1899 è l'antenata di tutte le automobili della Casa torinese.
Disegnata dall'ing. Aristide Faccioli che già aveva progettato la Welleyes di Ceirano, la 3½ HP esteticamente era ancora assai simile alla vettura a cavalli. Il tipo di carrozzeria per essa adottato è conosciuto col nome di "Duc-Parc" con sedili posti "vis-à-vis". Come nella carrozza sono, nella Fiat 3½ HP, le ruote posteriori di diametro maggiore di quelle anteriori, i parafanghi in cuoio con armatura metallica sagomati a grande sbalzo (talvolta i parafanghi erano anche in legno), il mantice che ricopre solo i sedili posteriori, il tipo e la posizione dei fanali, la doppia balestra disposta ad elisse nell'avantreno, ecc. ecc.
Il suo telaio era costituito da un rettangolo di legno, armato di ferro agli attacchi delle balestre e alle parti di sostegno degli organi meccanici; anche la scocca era in legno e aveva per base i longheroni quadrangolari del telaio, e formava praticamente con questo un corpo unico, quasi una arcaica forma di carrozzeria portante, in quanto non era facile poter stabilire se era il telaio che reggeva la carrozzeria oppure questa il telaio.
Le ruote erano di due tipi: a raggi di legno oppure a raggi metallici tangenti, del tipo ciclistico. La sospensione anteriore era a doppia balestra formante un' elisse; quella posteriore era a balestra semplice. La guida avveniva per mezzo di un piantone perpendicolare al pavimento con asta orizzontale munita di due manopole, ed il volante era costituito da un manubrio terminante in due impugnature verticali, che gli davano l' aspetto di un tagliere da cucina, tanto che fu comunemente noto col nome di "mezzaluna". L'assetto di guida non doveva certo essere ideale, specie quando sui sedili anteriori prendevano posto due persone, che con la loro presenza dovevano occultare non poco la visibilità al guidatore.
La trasmissione del moto era assicurata da una corona dentata con pignone calettato sull' albero differenziale e da catene alle ruote posteriori. La frizione era a cono diritto e il cambio, con ingranaggi sempre in presa e ruota libera, aveva tre velocità ed era mancante della retromarcia. Freno del tipo avvolgente, agente sulle ruote posteriori. Motore bicilindrico orizzontale collocato posteriormente, dalle seguenti caratteristiche:
- Alesaggio: 65 mm
- Corsa 99 mm
- Cilindrata totale 679 cc.
- Potenza erogata a 400 giri al minuto: HP 3,54
- Accensione del tipo ad accumulatore e bobina
Il raffreddamento avveniva per mezzo di una serpentina collocata anteriormente alla vettura, costituita di tubi alettati nei quali scorreva l'acqua. L'acqua, che proveniva dal motore collocato posteriormente, percorreva attraverso tubazioni tutta la lunghezza della macchina, per arrivare a raffreddarsi nella serpentina che si trovava sul davanti della vettura: era un raffreddamento "dinamico", cioè si produceva solo quando la vettura era in moto, grazie alla corrente d'aria che si creava; a vettura ferma con il motore acceso si aveva invece un surriscaldamento dovuto alla ebollizione dell'acqua.
Valvole del motore perpendicolare all'asse dei cilindri (a 90° rispetto all'asse stesso), del tipo automatico quelle di aspirazione, comandate quelle di scarico; soluzione comune in quasi tutti i motori di quell'epoca. Il motore aveva allo scoperto gli organi del manovellismo e quindi erano visibili le bielle, l'albero motore, la parte inferiore dei cilindri ed il sistema di lubrificazione a sgocciolamento. La testata del motore era del tipo smontabile.
Lunghezza della vettura 230 cm, larghezza 142 cm, peso 285 kg. Consumo: circa un litro ogni dodici km; velocità massima oscillante tra i 40 e 50 km/h, benché in una pubblicità della Casa si legga: "velocità da 5 a 60 km all'ora". Sempre sullo stesso foglio pubblicitario si legge ancora: "motore a benzina brevettato - accensione elettrica - raffreddamento ad acqua - solidità, eleganza, leggerezza, nessuna trepidazione, nessun rumore, minimo consumo - prezzi da non temere concorrenza - carrozzeria comune e di lusso - vetture da passeggio, da corsa e da montagna".
Nota do blog: Primeiro carro produzido pela Fiat.

Plymouth Cuda 1970, Estados Unidos














Plymouth Cuda 1970, Estados Unidos
Motor: 440/390HP
Exterior: Preto (Black Velvet)
Interior: Preto
Fotografia

HIGHLIGHTS
1 of 852 V-Code automatic Cuda Hardtops produced in 1970
Broadcast sheet
Factory TX9 Black Velvet/Black leather interior car
440 6 BBL V-8 engine
Torqueflite automatic transmission
A32 Super Performance Axle Package
Power steering and brakes
Rallye hood with hold-down pins
Red 440 hockey stripes
Bucket seats and center console
6-way adjustable driver seat
Slap Stik shifter
Rare overhead console
Rallye instrument cluster
Goodyear Polyglas tires
Styled road wheels
Full size spare with jack kits
V is for Victory, but it also means something special to Mopar aficionados who pay attention to that fifth digit in the VIN tag. Cars like this example, one of 852 V-Code automatic Cuda hardtops produced in 1970, got a V when the factory planted the hot 440 6-BBL engine down between the front fenders. That this highly optioned car features not only that but very rare factory-correct TX9 Black Velvet paint coupled to red hockey stripes and a black leather interior makes it an exceptional standout. Of course, under the scalloped sport hood is the 390 HP 440 6-BBL V-8 engine with dual exhaust from cast-iron manifolds, an open-element air cleaner, Chrysler electronic ignition and power brake booster. Born for the nightlife, it is backed by the TorqueFlite automatic transmission and the Super Performance Axle Package, which included the 4.10 Sure Grip Dana 60 axle, power front disc brakes and heavy-duty cooling equipment. The Rally hood features J45 hold-down pins, while other Cuda dress-ups like road lamps, ribbed rocker moldings, valance-exit exhaust tips and the aforementioned 440 callout hockey stripes complete it. Inside is also quite upscale, as the car got the leather-upholstered high-backed bucket seats including the deluxe six-way adjustable driver seat, center console with round-knob Slap-Stik shifter, Rallye instrument cluster with tach and clock, radio, dual outside body-color mirrors and the rarely seen overhead console option. Of course, Cuda identification is on both inside and outside locations, with chrome ‘cuda 440-6 hood tags. In keeping with a refined theme, this car wears 14-inch styled road wheels and raised white-letter Goodyear Polyglas tires, allowing for a full-size spare with jack kits to be put in the trunk. The Cuda as an E-body was in its inaugural year in 1970, and it proved to be popular despite a rapidly changing marketplace. This stylish example, combining beautiful color choices, a premium interior, careful attention to overall appearance and V-code power to spare, would be hard to top: Victory, indeed.


George Washington (George Washington / Gibbs-Channing-Avery Portrait) - Gilbert Stuart


George Washington (George Washington / Gibbs-Channing-Avery Portrait) - Gilbert Stuart
Metropolitan Museum of Arts, Nova York, Estados Unidos
OST - 76x64 - 1795

This portrait of President Washington, called the Gibbs-Channing-Avery portrait, is one of eighteen similar works known as the Vaughan group. The first of this type, presumably painted from life and then copied in all the others, originally belonged to Samuel Vaughan, a London merchant living in Philadelphia and a close friend of Washington. This original portrait by Stuart, painted in 1795 according to Rembrandt Peale, was subsequently acquired by Joseph Harrison of Philadelphia. While in Harrison's collection, Rembrandt Peale copied it many times. The version now in the Metropolitan Museum of Art, considered to be one of the earliest and best replicas, was sold to Stuart's close friend, Colonel George Gibbs, and subsequently descended in the Gibbs family.