sábado, 26 de junho de 2021

Ford Escort XR3 Conversível, Brasil

 










Ford Escort XR3 Conversível, Brasil
Fotografia


Destaque entre os nacionais apresentados em 1983, o Escort foi o maior lançamento da Ford brasileira nos anos 80. Sua versão XR3 tornou-se um ícone de esportividade para uma geração e foi nosso único conversível de série naquela década.
Com carroceria conversível, ela representava desde 1985 o ápice de sofisticação no segmento e só encontraria um rival em 1991, com o Chevrolet Kadett GSi. Para o padrão da época, seis anos nem eram tanto tempo assim. Mas a reabertura das importações acelerou a taxa de renovação dos projetos. No Salão do Automóvel de 1992, lá estava o Escort em sua segunda geração brasileira.
A principal melhoria foi, graças à Autolatina (joint-venture formada pela Ford e pela Volkswagen), a adoção do motor 2.0 do Gol GTi, com 116 cv, 19 cv a mais que o 1.8 anterior. A suspensão dianteira teve o braço triangular simples trocado pelo inferior.
A traseira, antes independente com McPherson, passou a ter o eixo de torção. Importado da Transax, subsidiária da Autolatina na Argentina, o câmbio era todo novo. Os tambores de freio traseiros davam lugar a discos rígidos. A produção continuava sendo feita em parceria com a Karmann-Ghia.
O perfil mais suave e arredondado estava em dia com o que havia de mais moderno no mundo – essa nova geração ainda era novidade na Europa. A frente com a tomada de ar praticamente restrita a uma abertura no para-choque era um estilo que a Ford vinha difundindo desde os anos 80 com o Sierra europeu e o Taurus americano.
Por dentro, o volante era o primeiro entre os nacionais a oferecer regulagem de distância. Ao toca-fitas podia vir combinado um equalizador e os bancos dianteiros Recaro traziam duas regulagens lombares.
Se faltavam mostradores como voltímetro, manômetro e computador de bordo, o velocímetro indicava até exagerados 240 km/h. Em seu primeiro e único teste na Quatro Rodas, um comparativo com o Chevrolet Kadett GSi conversível, a nova geração cravou 186,4 km/h contra 183,3 km/h do concorrente. Na aceleração de 0 a 100 km/h, uma pequena diferença: 11,18 segundos, frente a 11,35 do Chevrolet.
A capota do XR3 contava com o acionamento eletro-hidráulico, que só funcionava com o motor desligado. Somavam-se a isso os vidros elétricos traseiros, alarme e o som requintado, além do preço menor mesmo sendo um lançamento.
“O carro não é usado para fazer o trajeto, o trajeto é usado para o carro”, diz o dono do exemplar 1994 fotografado, explicando como ele aproveita seu XR3, que considera ainda bem contemporâneo.
Em 1994, a injeção analógica Bosch LE-Jetronic deu lugar à FIC digital e foi lançada a série 75 Anos (da Ford no Brasil), na cor preta com a parte inferior em champanhe. O modelo 1995 recebeu rodas de cinco raios, novos tecidos internos, painel mais claro, volante com regulagem de altura e distância – inédito no Brasil -, frisos externos pretos e versão a álcool. Foi o último ano do Escort conversível e do XR3. Luxo e esportividade jamais seriam tão vistosos entre os Ford nacionais.
Nota do blog: Data e autoria não obtidas.

Interior do Teatro Augusto, Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Teatro Augusteo, Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Circa 1890, Roma, Itália


 

Interior do Teatro Augusto, Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Teatro Augusteo, Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Circa 1890, Roma, Itália
Roma - Itália
Fotografia

Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Roma, Itália









Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Roma, Itália
Roma - Itália
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Il mausoleo di Augusto, anche noto come Augusteo, è un monumento funerario situato in piazza Augusto Imperatore, nel rione Campo Marzio, a Roma. Risalente al I secolo a.C., il mausoleo occupava una parte dell'area settentrionale dell'originario Campo Marzio romano e vi erano tumulati, oltre ad Augusto stesso, diversi membri della dinastia giulio-claudia. L'ultimo imperatore ad esservi seppellito fu Nerva.
Il mausoleo venne iniziato da Augusto nel 28 a.C. al suo ritorno da Alessandria d'Egitto (durante il suo sesto consolato), dopo aver conquistato l'Egitto tolemaico e aver sconfitto Marco Antonio nella battaglia di Azio del 31 a.C.. Fu proprio durante la visita ad Alessandria che ebbe modo di vedere la tomba in stile ellenistico di Alessandro Magno, probabilmente a pianta circolare, da cui trasse ispirazione per la costruzione del proprio mausoleo. I riferimenti all'ellenismo, oltre alle scelte politiche di Ottaviano, trovano conferma nella decisione di erigere una sepoltura dinastica simile sia a quella di Alessandro Magno che al mausoleo di Alicarnasso, costruito attorno al 350 a.C. in onore del re Mausolo e annoverato tra le sette meraviglie del mondo antico.
Il primo ad essere seppellito nel mausoleo di famiglia fu Marco Claudio Marcello, il nipote prediletto ed erede designato di Augusto, morto improvvisamente nel 23 a.C., seguito dalla madre di Augusto, Azia maggiore.
Vi furono tumulati poi il genero di Augusto, Marco Vipsanio Agrippa, il figlio adottivo Druso maggiore e i nipoti Lucio e Gaio Cesare. Lo stesso Augusto vi fu sepolto nel 14. Svetonio racconta che il corpo di Augusto venne trasportato da Nola (dove era morto) a Bovillae e poi a Roma. Ebbe due orazioni funebri: una di Tiberio davanti al tempio del Divo Giulio, l'altra di Druso minore, il figlio di Tiberio, dall'alto dei rostri antichi. Subito dopo i senatori lo portarono a spalla fino al Campo Marzio dove venne cremato. Un vecchio pretoriano giurò di aver visto salire al cielo il fantasma di Augusto, subito dopo la sua cremazione. I personaggi più influenti dell'ordine equestre, in tunica, senza cintura, a piedi nudi, deposero i suoi resti nel mausoleo a lui dedicato, fatto costruire tra la via Flaminia e la riva del Tevere durante il suo sesto consolato, avendo poi aperto al pubblico i boschetti e le passeggiate da cui era circondato. In seguito le ceneri dei suoi successori, della dinastia giulio-claudia, vennero qui deposte. Dopo Augusto vi furono seppelliti i nipoti Druso minore e Germanico, la moglie Livia Drusilla e il figlio adottivo e successivo imperatore Tiberio.
Nella sua Geografia, il geografo greco antico Strabone fornì una preziosa descrizione dell'edificio:
«Il più notevole [tra i monumenti] è il cosiddetto Mausoleo, un grande tumulo di terra, innalzato presso il fiume [Tevere] sopra un'alta base rotonda di marmo bianco, tutto ombreggiato da alberi sempre verdi, fino alla cima, sulla quale era la statua di Cesare Augusto, in bronzo dorato. E sotto quel tumulo vi erano le celle sepolcrali di lui, dei suoi parenti e degli amici più intimi. Dietro c'è un grande bosco sacro che offre splendide passeggiate. Nel mezzo del campo c'è un recinto, sempre di marmo bianco, costruito intorno al crematorio di Augusto, che ha una balaustra circolare in ferro ed all'interno ci sono dei pioppi.»
Caligola vi posò le ceneri della madre Agrippina e dei fratelli Nerone Cesare e Druso Cesare; in seguito vi furono portati i resti dell'altra sorella, Giulia Livilla, di Drusilla e di Caligola stesso. Nerone, come in precedenza la figlia di Augusto, Giulia maggiore, venne escluso dalla tomba dinastica e messo nel mausoleo della famiglia paterna, i Domizi Enobarbi.
Non è chiaro dove siano stati sepolti Vespasiano e Claudio ma è certo che l'ultimo tumulato nel mausoleo augusteo fu Nerva, nel 98. Il suo successore, Traiano, venne infatti cremato e le sue ceneri vennero poste in un'urna d'oro ai piedi della Colonna Traiana, mentre Adriano costruì un nuovo mausoleo, ciò che oggi è Castel Sant'Angelo, dove verranno poste le ceneri degli imperatori del II secolo.
Durante il Medioevo il luogo era soggetto alle inondazioni del Tevere, in data imprecisata gli obelischi egiziani posti all'ingresso crollarono a terra in pezzi e il monumento fu lentamente e sistematicamente spogliato dei rivestimenti marmorei e di pregio.
Nel corso del XII secolo la famiglia Colonna trasformò le strutture rimaste prima in roccaforte poi in giardino e vigna passando, nel XVIII secolo, ad anfiteatro e sala concerti con la realizzazione dell'anfiteatro Correa.
Durante il ventennio fascista, in particolare tra il 1936 e il 1940, le costruzioni che erano sorte attorno e a ridosso del mausoleo furono demolite e si portarono avanti i lavori di scoprimento dell'edificio, realizzati dall'Impresa Tudini & Talenti. La sistemazione urbanistica dell'area circostante il mausoleo, culminata nella realizzazione di piazza Augusto Imperatore nel 1938, fu progettata dall'architetto Vittorio Ballio Morpugo in ordine con il piano regolatore del 1931.
I primi restauri del complesso iniziarono nel 2008, concentrandosi maggiormente nella parte interna attraverso uno scavo stratigrafico che permettesse di delimitare la struttura originaria e portare quindi al recupero di quest'ultima. La prima fase del progetto vide la realizzazione di strutture temporanee per la sistemazione dei materiali archeologici, giacenti all'esterno della cella sepolcrale, e una serie di scavi che permise di elaborare, attraverso l'esame degli elementi rinvenuti, la ricostruzione dell'aspetto della struttura. Gli altri interventi furono mirati a consolidare le parti meno salde della struttura e alla messa in sicurezza dell'intera area in modo da poter valorizzare questo monumento antico.
Nel marzo 2014 è stato approvato dal consiglio comunale un intervento di restauro della piazza circostante con un intervento da 12 milioni di euro, volto a rinnovare la pavimentazione della piazza e ad installare nuove decorazioni e alberature oltre che una cavea per spettacoli.
Agli inizi del 2017 invece, la Fondazione TIM ha avviato un progetto per il restauro del monumento, realizzando un sito apposito per seguirne i progressi. Gli interventi si sono conclusi nel corso del 2020; come annunciato a dicembre 2020 dalla sindaca di Roma Virginia Raggi, il monumento è stato riaperto al pubblico il 1º marzo 2021, con visite esclusivamente su prenotazione e gratuite fino al successivo 21 aprile (Natale di Roma).
Il monumento, devastato da secoli di saccheggi e asportazione di materiali e definitivamente liberato dagli scavi solo nel 1936, con il suo diametro di 300 piedi romani (circa m 87), è il più grande sepolcro circolare che si conosca. La complessa struttura a piani sovrapposti è determinata da un basamento in travertino alto 12 metri e forse terminato in alto da un fregio dorico a metope e triglifi, sul quale poggia l'edificio circolare composto da sette anelli concentrici, collegati tra loro da muri radiali. Altre due linee di muri formavano una seconda serie di concamerazioni. Vi era infine il primo ambiente praticabile, al termine del lungo corridoio d'ingresso: un settore ad arco di cerchio, fronteggiato in origine da un muro di grande altezza e spessore rivestito di travertino, nel quale si aprivano due ingressi. Questo muro, conservato in piccola parte, costituisce certamente la sostruzione di un tamburo che doveva emergere dal tumulo, creando un secondo ripiano: siamo quindi di fronte ad una struttura complessa, a piani sovrapposti. Al di là del muro un corridoio anulare praticabile reggeva la cella anch'essa circolare, munita di un ingresso assiale e di tre nicchie simmetriche, in corrispondenza degli assi. Al centro un grande pilastro conteneva una stanzetta quadrata, che dovrebbe corrispondere alla tomba di Augusto, in significativa corrispondenza con la statua bronzea dell'imperatore che sorgeva alla sommità del pilastro.
Davanti all'ingresso furono posti i due pilastri con affisse le tavole bronzee sulle quali era incisa l'autobiografia ufficiale dell'imperatore (Res gestae divi Augusti) la cui copia, incisa sul tempio di Augusto e di Roma ad Ankara e in edifici di altre province, è giunta fino a noi.
Per figurarci il sepolcro com'era originariamente, immaginiamo una grande recinzione muraria intorno alla base, e, al di sopra, due o più tronchi di cilindro sovrapposti, contornati da colonne. Il tutto rivestito di marmo e culminante in una statua di Augusto Il mausoleo doveva trovarsi all'interno di grandi giardini voluti da Augusto e aperti a tutti.
I due obelischi in granito, portati dall'Egitto per ornare l'ingresso del mausoleo, sono stati successivamente riutilizzati e si trovano tuttora nella piazza del Quirinale e in quella dell'Esquilino. Quello di piazza del Quirinale proviene dalla demolizione, tra il 1772 e il 1776, del cinquecentesco Ospedale di San Rocco, a Ripetta. La tomba era ispirata a modelli orientali ed etruschi, che sulla sommità erano ricoperti di terra con piante sempreverdi. Alberi di cipresso sono stati piantati alla sommità nei recenti tentativi di restauro, ma il rudere rimane essenzialmente irriconoscibile, essendo stato assoggettato, nella sua lunga storia, a trasformazioni, forse più di qualunque altro monumento romano. Infatti è stato trasformato in fortezza, usato come cava di materiali, come vigneto, come arena per la corrida dei tori, come teatro e nell'Ottocento anche come ospizio per vecchie signore indigenti.
Nella seconda metà dell'800 fino al 1936, il Mausoleo di Augusto, noto ai romani come Teatro Augusto, fu usato come sala da concerto e sede principale della Orchestra di Santa Cecilia, tanto che furono lì eseguite centinaia e centinaia di opere, con la partecipazione dei principali musicisti dell'epoca contemporanea.
Quello che si vede attualmente all'interno del Mausoleo, le strutture di mattoni e le lapidi marmoree con i nomi dei Giulio-Claudii è gran parte frutto della ricostruzione degli anni trenta. È rimasto conservato nei musei capitolini il sepolcro originario di Agrippina Maggiore, perché veniva riutilizzato come misura per pesare i cereali.

Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Roma, Itália

 


Il mausoleo con la cupola, definita dalla perfetta acustica.

Particolare dello stato del Mausoleo.

1935, veduta aerea di quella che sarà la piazza Augusto Imperatore.

1937, si inizia a liberarlo.

1938.

Il mausoleo definitivamente liberato. Attende un recupero appena iniziato.



Mausoléu de Augusto, Campo de Marte / Mausoleo di Augusto, Campo Marzio, Roma, Itália
Roma - Itália
Fotografia


Texto 1:
Riuscire in poche righe a dirvi tutto! Impossibile quindi sarà un “tutto” molto sintetico. Augusto il fondatore costruì il mausoleo per sé e la famiglia, con il tempo questa tomba fu ridotta in altri, e miserevoli, a volte, usi. Fu punto fortificato dei Colonna, avversari degli Orsini, padroni della zona. Fu spogliato dei suoi marmi, depredato dei suoi obelischi, quello del Quirinale e quello dell’Esquilino provengono da qui, divenne, prima vigna, poi plaza de toros, politeama, teatro il Corea, infine auditorium. Oggi si recrimina sulla perfezione dell’acustica del luogo, ma credo, sia culturalmente ed eticamente preferibile non dimenticare che fu il mausoleo del primo imperatore di Roma, il fondatore. Lo stato del luogo, descritto, così fu fino all’intervento che oggi vediamo, del 1936, in piena rivisitazione storica di parte. La riconquista non ha però dato al manufatto la giusta e doverosa dignità che sarebbe stato giusto dargli di nuovo. È di questi tempi il tentativo di restauro e pulizia della zona. La speranza è che sia la volta buona.
Texto 2:
Di ritorno dalla campagna militare in Egitto, conclusasi con la vittoria di Azio del 31 a.C. e la sottomissione di Cleopatra e Marco Antonio, nel 28 a.C. Ottaviano Augusto diede inizio alla costruzione del Mausoleo nell’area settentrionale del Campo Marzio all'epoca non ancora urbanizzato.
Già in precedenza occupato dai sepolcri di alcuni uomini illustri, lo storico greco Strabone descrisse il monumento come "un grande tumulo presso il fiume su alta base di pietra bianca, coperto sino alla sommità di alberi sempreverdi; sul vertice è il simulacro bronzeo di Augusto e sotto il tumulo sono le sepolture di lui, dei parenti, dietro vi è un grande bosco con mirabili passeggi".
Il Mausoleo con il suo diametro di 300 piedi romani (circa m 87) è il più grande sepolcro circolare che si conosca. Il monumento si componeva di un corpo cilindrico rivestito in blocchi di travertino, al centro del quale si apriva a sud una porta preceduta da una breve scalinata; in prossimità dell’ingresso, forse su pilastri, erano collocate le tavole bronzee con incise le Res Gestae, ovvero l'autobiografia dell'imperatore, il cui testo è trascritto sul muro del vicino Museo dell'Ara Pacis.
Nell’area antistante erano collocati due obelischi di granito, poi riutilizzati uno in piazza dell'Esquilino, alle spalle di S. Maria Maggiore (1587), l’altro nella fontana dei Dioscuri in piazza del Quirinale (1783).
Varie ipotesi di ricostruzione del monumento sono state proposte sulla base dei resti conservati e dei disegni realizzati nel XVI secolo da Baldassarre Peruzzi. Su di un basamento alto circa m 12 si elevava, impostato su una delle murature anulari più interne, un secondo ordine architettonico coronato da una trabeazione dorica, di cui vari elementi sono stati rinvenuti nell’area del monumento. Su questa altissima struttura svettava, a 100 piedi romani di altezza (circa 30 metri), la statua di Augusto in bronzo dorato, probabilmente l'originale bronzeo della statua in marmo rinvenuta nella villa di Livia a Prima Porta.
Attraverso un lungo corridoio d'accesso, il dromos, si giungeva alla cella sepolcrale, di forma circolare, con tre nicchie rettangolari ove erano collocate le urne. La nicchia di sinistra, ospitava le ceneri di Ottavia, sorella dell’imperatore e di suo figlio Marcello, successore designato di Augusto prematuramente morto nel 23 a.C. Augusto fu forse sepolto nell'ambiente ricavato all'interno del nucleo cilindrico centrale. All’interno del sepolcro vennero deposte le ceneri dei membri della famiglia imperiale: il generale Marco Agrippa, secondo marito di Giulia figlia di Augusto, Druso Maggiore, i due bimbi Lucio e Gaio Cesare figli di Giulia, Druso Minore, Germanico, Livia, seconda moglie di Augusto, Tiberio, Agrippina, Caligola, Britannico, Claudio, e Poppea, moglie di Nerone; quest'ultimo fu invece escluso dal Mausoleo per indegnità, come già Giulia, la figlia di Augusto. Per breve tempo il Mausoleo ospitò le ceneri di Vespasiano e infine di Nerva e dopo oltre un secolo dall'ultima deposizione si riaprì per ospitare le ceneri di Giulia Domna, moglie dell'imperatore Settimio Severo.

Interno da Loggia dei Lanzi, Florença, Itália


 

Interno da Loggia dei Lanzi, Florença, Itália
Florença - Itália
Fotografia - Cartão Postal

Piazza dei Cinquecento, 1870, Roma, Itália


 

Piazza dei Cinquecento, 1870, Roma, Itália
Roma - Itália
Fotografia

A destra è visibile la parte posteriore dell’antica stazione Termini che come sappiamo era posizionato molto più avanti rispetto all’attuale, quindi le mura al centro sono quelle Serviane che possiamo ammirare a destra uscendo oggi dalla stazione. Quello a sinistra (oggi nella stessa posizione) è un “bottino”, una sorta di castello di distribuzione delle acque degli antichi romani.



Entorno da Praça Ramos de Azevedo, 13/04/1938, São Paulo, Brasil

 


Entorno da Praça Ramos de Azevedo, 13/04/1938, São Paulo, Brasil
São Paulo - SP
Fotografia


Texto 1:
À direita, o Theatro Municipal; à esquerda, o Edifício João Brícola em construção. Ao fundo, na esquina com a Barão de Itapetininga, o Edifício São Pedro e o Prédio Glória. O 1º veio abaixo no início da década de 1960 para a construção do prédio da Seguradora Brasileira — posteriormente adquirido pelo Banco Itaú. O Glória (com a propaganda da Lacta) sobrevive.
Nota do blog: Em frente ao Theatro Municipal, vemos um dos relógios públicos De Nichile.
Texto 2:
Exatamente no dia 13/04/1938, o fotógrafo Benedito Junqueira Duarte registrou o cotidiano na esquina da Xavier de Toledo, a antiga Rua do Paredão. À frente, a Barão de Itapetininga onde vemos ao fundo, o arvoredo na Praça da República. À esquerda, o Edifício João Brícola em fase final de construção — em 1939, a loja de departamentos Mappin Stores seria transferida para cá vinda da Praça do Patriarca. Na Rua Conselheiro Crispiniano, os edifícios São Pedro (demolido) e o Glória (com a propaganda da Lacta no alto e ainda existente), obras atribuídas a Ramos de Azevedo e concluídos em 1928.

Quando a Revista Quatro Rodas Descobriu Esquemas Recomprando o Próprio Carro Usado - Artigo

 


Quando a Revista Quatro Rodas Descobriu Esquemas Recomprando o Próprio Carro Usado - Artigo
Artigo


Um dos assuntos mais sérios que abordei em meu tempo de repórter na QUATRO RODAS resultou em uma das reportagens mais engraçadas que já fiz. Saiu na edição 270, publicada em janeiro de 1983.
A pauta era séria porque mostrava práticas desonestas de alguns comerciantes de carros usados, entre elas uma bastante difundida, que era a alteração da quilometragem registrada no odômetro, mas que se tornava cômica em razão das situações vividas durante a apuração.
Coube a mim e ao saudoso Nehemias Vassão (competente caçador de segredos das fábricas) a tarefa de investigar o que acontecia quando um particular queria vender seu carro nas lojas de usados e outro tentava comprar esse mesmo carro, ou um modelo semelhante, horas depois. O carro usado por nós foi um Ford Del Rey quatro-portas 1982, verde metálico, que havia sido usado no teste de Longa Duração, que na época durava 30.000 km, e estava com pouco mais de 41.000 km.
Minha missão era me passar pelo particular que saía para vender e a do Vassão era a de verificar quanto os mesmos revendedores pediam pelo modelo igual ou semelhante.
Fizemos nossa pesquisa em São Paulo e no no Rio de Janeiro, só que na Cidade Maravilhosa usamos um Gol 1.3 1980, marrom, que também era da Abril e estava com a quilometragem mais elevada, 88.000 km.
Nossa aventura começou no centro de São Paulo, em uma região conhecida como Boca, que concentrava o comércio de automóveis usados naquela época. Mal cheguei ao local, fui abordado por um corretor de carros, um tipo de profissional muito comum antigamente, que ficava nas esquinas oferecendo ajuda aos motoristas que queriam vender seus carros. O trabalho deles era levar o proprietário até as lojas e, por isso, recebiam uma comissão, caso o negócio fosse fechado.
Na tabela de preços (em cruzeiros) da Quatro Rodas, o Del Rey quatro-portas 1982 valia Cr$ 1.750.000 (hoje, R$ 75.289, tendo o salário mínimo como referência) e o corretor, depois de uma rápida olhada, disse que conseguiríamos algo em torno de Cr$ 1.500.000, se vendêssemos para um de seus lojistas.
Na primeira loja, o dono disse que pagaria Cr$ 1.600.000 se o Del Rey fosse duas-portas, mas como era quatro-portas sua oferta seria de Cr$ 1.400.000. Argumentei que na tabela da Quatro Rodas o preço era maior e ele disparou: “A revista não compra e nem vende carros. Já tenho esta loja há muito tempo e o cara que faz essa tabela nunca passou por aqui. Pra mim, ele só anda é de metrô”.
Uma concessionária Volkswagen ofereceu Cr$ 1.750.000 na base da troca por um modelo zero-km. E isso nos incentivou a ir a um revendedor autorizado Ford, onde achávamos que receberíamos provavelmente um valor maior.
Nessa concessionária da Ford, eu entrei dirigindo o Del Rey e o Vassão chegou em seguida, a pé, dizendo-se interessado em comprar um carro semelhante ao nosso.
No momento em que o comprador da loja me explicava que carro quatro-portas era difícil de vender, pois o brasileiro só gosta de modelos duas-portas (o que de fato acontecia na época), o vendedor, notando a resistência do Vassão em adquirir um modelo quatro-portas, dizia que por ser um carro de luxo, executivo, o Del Rey havia acabado com a má imagem do quatro-portas no país.
Outro fato engraçado foi quando eu entrei em uma loja da Avenida Santo Amaro, zona sul de São Paulo, e, eu não sabia, o dono era simplesmente o síndico do prédio em que eu morava. Sem saber o que dizer, falei que estava vendendo o carro da Editora Abril. Disse que esperava pegar Cr$ 1.700.000. Ele achou caro, mas me explicou que só trabalhava com os modelos da Alfa Romeo, por isso não se interessava.
Só que, tão desavisado quanto eu, o Vassão entrou na loja na mesma hora para simular a compra de um Del Rey e o síndico, apesar de ter achado alto o valor que eu pedia, me chamou de lado e disse que iria tentar vender o carro para o Vassão, por Cr$ 1.800.000, ficando com Cr$ 100.000 de comissão. Fingindo que não conhecia o colega de redação, aceitei que ele desse uma volta comigo para experimentar o carro. Saímos de lá e nunca mais voltamos. Depois, falei para o síndico que o negócio não foi fechado.
Decidimos vender o carro, de fato, não pelo maior preço que conseguimos, mas para uma loja em que um dos sócios, ao oferecer Cr$ 1.450.000, deixou escapar que o carro tinha pouco tempo de uso para somar quase 42.000 km rodados e que, por isso, teria que dar um “tapa” no odômetro. Eu fechei o negócio e horas depois o Vassão chegou tentando comprar o carro, mas o vendedor nem deixou que ele visse o Del Rey. Disse que o modelo tinha acabado de entrar no estoque e que precisaria de um “trato” antes de ser posto à venda.
Vassão voltou na data combinada com o vendedor e notou que, além de mais bonito, com a pintura polida, nosso Del Rey estava com apenas 11.218 km rodados e custando Cr$ 2.250.000, ou seja, 55% a mais do valor pelo qual foi comprado.
A esta altura do texto, você deve estar querendo saber o que aconteceu com o Gol. Depois de vender o Del Rey, em São Paulo, eu e o Vassão viajamos para o Rio de Janeiro, com o VW. Nas primeiras lojas que visitamos, os comerciantes não se interessaram pelo carro. Mas, depois, conseguimos vender o Gol de fato por Cr$ 700.000, em uma loja do bairro da Tijuca, na zona norte da cidade. Trinta minutos depois do negócio fechado por mim, o Vassão entrou na revenda falando que queria comprar um carro barato.
Ofereceram um Opala, mas ele recusou. O dono da loja então disse que havia um Gol que acabara de chegar e convidou o repórter a entrar no fundo da loja, onde um funcionário mexia no painel do veículo. Ainda distante do carro, o comerciante gritou para o funcionário: “Terminou de trocar a bateria?”. Diante da resposta afirmativa, o vendedor deixou Vassão examinar o carro, cujo odômetro já marcava 18.113 km.
A loja carioca pediu apenas Cr$ 150.000 a mais sobre o valor pago, porém, quando o Vassão falou que achava a quilometragem muito baixa para o ano e o estado de conservação daquele modelo, o dono da loja fez o seguinte comentário: “Esse carro era de um diretor da Editora Abril, sabe? Ele fica lá numa sala com ar-condicionado e sem fazer nada. Por isso, o carro não anda.
Em qualquer ramo de atividade sempre houve bons e maus profissionais. Naquela época não era diferente. Com certeza, nem todas as lojas adulteravam os odômetros. Mas era um tempo em que a tecnologia tornava fácil esse tipo de fraude e a quilometragem baixa era importante porque os motores não duravam tanto quanto hoje em dia. Texto de Charles Marzanasco.
Nota do blog: Não mudou nada, ao contrário, piorou...

Teapot Dome Service Station, Zillah, Estados Unidos

 


Teapot Dome Service Station, Zillah, Estados Unidos
Zillah - Estados Unidos
Fotografia


Texto 1:The Teapot Dome Service Station is a former gas station built in the shape of a teapot located in Zillah, Washington, United States, that is listed on the National Register of Historic Places.
Located at 117 First Avenue, the station is an example of novelty architecture. It was intended as a reminder of the Teapot Dome Scandal that rocked the presidency of Warren G. Harding and sent Interior Secretary Albert Fall to prison for his role in leasing government oil reserves in, among other places, Teapot Dome, Wyoming.
The station was built in 1922 on what later became U.S. Route 12. The building has a circular frame with a conical roof, sheet metal "handle", and a concrete "spout". Many such novelties were constructed as roadside attractions as the national highway system in the United States expanded during the 1920s and 1930s. The unique service station continued operation as a full-service gas station for some years. When Interstate 82 was constructed near Zillah in 1978 the station was relocated less than a mile down the Yakima Valley Highway. After the gas station was closed in 2006, it was purchased by the city the following year, rehabilitated, and relocated in 2012 to 117 First Avenue. It now serves as Zillah's visitors center.
Texto 2:
According to local lore, the creator of this handle-and-spout station, Jack Ainsworth, came up with the idea of a giant teapot one night in 1922 when he was drinking moonshine, playing cards, and talking politics with some friends. 1922 was the year of the Teapot Dome Scandal, named for the Teapot Dome oilfields that had been illegally leased by the U.S. Secretary of the Interior in exchange for a $100,000 bribe. Although Zillah, Washington, was nowhere near Teapot Dome, Ainsworth thought it would be funny to build a service station -- whose products come from oil -- in the shape of a teapot.
He built it himself, on a roadside property next to his dad's general store. The teapot was 14 feet wide, 13 feet high, and had a blinking light at the top of the lid. The handle was made of cement; the spout doubled as a chimney for the station's wood-burning stove.
Decades passed. In 1978 the teapot's door and windows were caved-in by a drunk's car, and had to be restored. Then the teapot, along with its outhouse and neon "GAS" sign, were moved a mile down the road to make way for the construction of Interstate 82.
In 1985, still pumping gas, the station was added to the National Register of Historic Places. It wasn't until 2004, after 82 years in business, that the Teapot Dome station finally shut down. The building was abandoned, peeling, and overgrown, losing a bit of its charm with each passing year.
Had Jack Ainsworth's rib-tickling teapot finally stopped being funny? No way! In 2012 the city of Zillah raised enough money to purchase, move, restore, and re-purpose the teapot into a tiny Visitor Center. Although no longer a gas station, the teapot had decorative vintage gas pumps installed out front -- to remind everyone that in its past it had something to do with petroleum, and a very old joke.

                                



Entrada e Salão da Sociedade Dante Alighieri, 1958, Ribeirão Preto, São Paulo, Brasil










Entrada e Salão da Sociedade Dante Alighieri, 1958, Ribeirão Preto, São Paulo, Brasil
Ribeirão Preto - SP
Fotografia 

Nota do blog: Crédito das imagens para Sandro Lodi Rizzini.